Esatto, hai letto bene: negli Stati Uniti non c’è l’abitudine di raccogliere le castagne nei boschi e poi arrostirle sul fuoco in autunno. Ma perché? In questo articolo ti racconto l’incredibile e tragica storia del grande castagno americano insieme a qualche chicca linguistica sull’uso della parola chestnut in inglese americano.
Edit: ho deciso di espandere la sezione di questo articolo dedicata alla storia dei castagni, e parzialmente anche la seconda parte più di taglio linguistico, in seguito al mio reel su questo argomento diventato virale nei giorni scorsi su Instagram. Non potendo ringraziare una a una le migliaia di persone che l’hanno condiviso e commentato, colgo la balla al balzo per ringraziarle qui!
Il castagno americano: il gigante delle foreste sugli Appalachi
Prima di raccontarti questa storia, una brevissima premessa di carattere scientifico che ti sarà utile per capire tutto il resto. Il castagno americano fa parte della famiglia dei castanea, un ramo della specie delle betulle che esisteva sul pianeta già milioni di anni fa. Quando i continenti si sono separati, le piante hanno proseguito separate il loro sviluppo genetico. Ecco perché oggi individuiamo almeno 7 piante che hanno origine dal castanea tra cui la Castanea Sativa, ovvero il castagno europeo, il Castanea Crenata presente in Giappone, e il Castanea Dentata, molto più grande dei nostri castagni e presente negli Stati Uniti.
Questa storia riguarda soprattutto il Castanea Dentata, ovvero il castagno americano. Questo.

Il castagno americano, un gigante largo più di 4 metri e alto anche 40, una volta copriva oltre 200 milioni di acri di foreste lungo gli Appalachi, dal Maine fino alla Georgia. Erano piante care alle numerose tribù di Nativi che abitavano quelle zone e che usavano le castagne per nutrirsi e la corteccia come ingrediente medicinale.

Quando arrivano i coloni europei, a insediarsi sugli Appalachi sono soprattutto gli Scots-Irish, immigrati giunti dalle coste irlandesi e caratterizzati da uno spirito notoriamente fiero e indipendente. Loro costruiscono con il legno dei castagni piccole capanne (log cabins) che si trovano ancora adesso aggrappate ai crinali ripidi delle vallate in West Virginia e Pennsylvania.
Sono stata diverse volte in quelle zone in occasione dei miei viaggi lungo i binari americani, e posso testimoniare che molte di quelle case si vedono ancora. Oltre al fatto che le vallate in autunno sono così spettacolari da mozzare il fiato:

All’inizio del Novecento, i castagni sono il fulcro della vita economica di queste vallate: migliaia di chili di castagne vanno da qui verso tutte le grandi città americane, dove si gustano arrostite come street food. Si inizia a commerciare anche il legno a livello industriale perché molto leggero e ricco di tannino, che aiutava a sconfiggere la muffa. Il legno di castagno degli Appalachi finisce ovunque: viene usato per le traversine della ferrovia transcontinentale e per i pali del telegrafo in tutto il Paese.
Quegli stessi binari ospitano oggi il treno Cardinal, che viaggia attraverso gli Appalachi per connettere New York e Chicago.

La tragedia
Ma quindi, cos’è successo?
Un bel giorno d’estate del 1904 la guardia forestale di quello che è oggi lo zoo del Bronx guarda confuso un castagno. Gli alberi lì attorno sono ancora verdi, ma questo castagno ha foglie secche e marroni, come se l’autunno fosse arrivato in anticipo. Inoltre, ha dei pallini arancioni sulla corteccia. Dopo aver spedito un campione di corteccia, il responso arriva presto: è un fungo. Si ordina di trattare l’albero con una soluzione funghicida, ma nel frattempo altri 200 castagni nella zona si sono ammalati.
Qualche settimana dopo, il fungo ha già superato il confine dello Stato.
Sette anni dopo, la malattia dei castagni è su tutti i giornali e copre centinaia di chilometri quadrati di foreste. Viene istituita una commissione in Pennsylvania che decide di creare una “zona buffer” tagliando tutti i castagni a ovest dello Stato, compresi quelli sani, come si farebbe per gestire un incendio.

Gli agenti incaricati del lavoro, però, non sapevano che stavano trasportando con sé il fungo sulle seghe e sotto le suole delle scarpe. Quando portano a termine il compito, hanno abbattuto oltre 50.000 castagni.
Il fungo però procede con la sua corsa, e ora della fine degli anni Cinquanta si calcola che abbia ucciso dai 3 ai 4 miliardi di castagni. E ancora oggi ogni volta che un nuovo castagno raggiunge l’età matura per produrre frutti, immediatamente il fungo arriva e lo uccide.
In seguito si scoprì che il patogeno era probabilmente arrivato sulle foglie di un castagno giapponese importato, che invece era resistente a questo patogeno.
Proprio grazie alla tragedia dei castagni oggi esistono negli Stati Uniti leggi molto restrittive per quanto riguarda prodotti della terra che si possono introdurre nel Paese.
Il castagno americano oggi
Nonostante una manciata di castagni americani esistano ancora sparsi sul territorio, e sono talmente rari che se ne vedi uno devi immediatamente avvisare la Chestnut Foundation che se ne prende cura, diverse iniziative sono state portate avanti negli anni per provare a ripopolare, anche solo parzialmente, le foreste americane (ti rimando a questo libro se ti interessa in particolare questo aspetto).
La strada più promettente sembra quella di inserire un gene nel patrimonio del castagno che gli conferisca l’immunità al fungo. Al momento, alcuni terreni ospitano diverse di queste nuove piante in un ambiente protetto e controllato. Resta ancora da vedere però se sarà possibile inserirle nell’ambiente naturale, che nel frattempo si è ripopolato con altre piante (tra cui per esempio i nostri adorati aceri, in tutto il New England).
Nel frattempo, sul territorio americano hanno continuato a prosperare i castagni giapponesi e cinesi (anche se in numero infinitamente minore), che nel corso dei secoli avevano sviluppato una resistenza al fungo che è giunto “a bordo” delle loro foglie sul territorio statunitense uccidendo le piante native. Oggi, la maggior parte delle castagne che si coltivano negli Stati Uniti (ma anche quelle che si trovano talvolta per terra) sono di un castagno giapponese o da un incrocio tra castagno americano e giapponese.
Nonostante questo, la maggior parte delle castagne che si trovano comunemente nei supermercati americani proviene dall’Italia, come testimoniato da questa ricerca in collaborazione tra l’Università della Califoria e dell’Oregon.
Un’altra curiosità: diverse persone che abitano negli States (grazie, you know who you are!) mi hanno raccontato le castagne qui sono un frutto invernale, più che autunnale, come peraltro dimostra The Christmas Song di Nat King Cole che si apre proprio col famoso verso Chestnuts roasting on an open fire…
Ecco perché i bambini oggi non raccolgono le castagne nei boschi
Se i bambini dell’Ottocento andavano abitualmente a raccogliere castagne in autunno per scambiarle con qualche dolciume al negozio del paese, questa è un’abitudine che da diverse generazioni ormai non esiste più. L’intervento della scienza sta rendendo sempre più facile far crescere castagni a fini commerciali, come dimostrano i tanti farmers attivi in questo campo. Rimane purtroppo vero che per ora è più raro trovarli “in the wild” nei boschi, come avverrebbe in Italia, tranne in casi piuttosto rari.
Le castagne nell’inglese americano
Le castagne non si raccolgono
Questa vicenda ha riflessi molto chiari anche sulla lingua americana. La parola chestnut (pronunciata senza la prima t, chessnut) infatti raramente indicherà il frutto dell’albero.
Una spia di questo aspetto è quello delle collocazioni, ovvero delle parole che appaiono più spesso insieme. Mentre “raccogliere le castagne” è una collocazione comune in italiano, non lo è nell’inglese americano: sintomo, ancora una volta, che non c’è l’abitudine di andare a raccogliere le scatagne nei boschi.
Lo testimonia anche questa ricerca per parole chiave nel corpus dei libri pubblicati nel mercato americano: la stringa “raccogliere le castagne” è popolare fino a un certo anno, dopodiché cala. I risultati sono da prendere con le pinze (se in un libro si parla di “raccogliere le castagne”, non significa necessariamente che succeda anche nella realtà. Ma testimonia comunque il trend.

Ma quindi come si usa “chestnut” in inglese americano?
Il contesto in cui la parola chestnut si usa più di frequente in America è per parlare di that old chestnut, che si potrebbe tradurre con “quella vecchia storia”: un modo per parlare dei cliché che non sono più veri, ma anche di quelle persone – spesso attempate – che parlano per cliché.
Chestnut poi è presentissima nella toponomastica americana: migliaia di street e avenue si chiamano così, o perché effettivamente erano luoghi dove una volta erano presenti castagni, o semplicemente per richiamare un passato rurale con nostalgia. Facci caso, quando sei negli Stati Uniti: ti capiterà spesso di passeggiare in quartieri dove le vie si chiamano Oak, Chestnut, Maple e altri nomi di alberi. Si è abusato così tanto di questa modalità di dare nomi alle vie, che a un certo punto è stato proibito l’uso del toponimo Oak (quercia), ancora oggi tra i più comuni negli Stati Uniti (questo è il momento in cui ti ricordo che ho un videocorso intero dedicato ai nomi americani, compresi i toponimi).
Nota di costume: Chestnut Street si trova a pochi isolati da casa mia a Chicago. Coincidence? I don’t think so!
Infine, chestnut si usa spesso anche per parlare del colore dei capelli o degli occhi di una persona.
Le castagne nell’inglese britannico
Questo è in netto contrasto con l’inglese britannico, dove la parola chestnut è abitualmente usata per parlare degli alberi di castagno, da quella parte dell’oceano ancora vivi e vegeti.
Un’altra di quelle storie che mi aiutano a ricordarti che le differenze tra inglese americano e inglese britannico non stanno solo nelle diverse parole usate per definire cose tipo lift / elevator o nella pronuncia, ma stanno proprio nelle storie che quelle parole raccontano: per questo ho creato il videocorso The Grid – an American Language, che esplora proprio le storie che si nascondono dietro le parole dell’inglese americano.
Le castagne si chiamano allo stesso modo da una parte e dall’altra dell’oceano, insomma, ma sono usate in modi radicalmente diversi.
Se questa storia ti è piaciuta, tieni d’occhio questo sito e il mio canale Instagram: c’è una bella novità che bolle in pentola, proprio come le castagne!

