L’inglese diventa la lingua ufficiale degli Stati Uniti grazie a Trump. Ma la storia dice altro.

Mi aspettavo che sarebbe successo e infatti eccoci qui: il presidente Trump ha firmato un ordine esecutivo che rende l’inglese la lingua ufficiale degli Stati Uniti, per la prima volta nella loro storia.

Iniziative di questo tipo sono più che altro simboliche e servono a poco, almeno per ora, se non a compattare l’elettorato del presidente dietro una certa idea di America. Apponendo la firma, quello che Trump dice è “Siamo noi al potere ora. La lingua che parliamo noi è la migliore, e chiunque sia linguisticamente diverso è inferiore”.

È un’idea che trova consenso presso chi si sente nostalgico verso un vago e glorioso passato americano (“Make America Great Again“, no?), quello in cui l’autonarrazione del Paese era per lo più nelle mani di uomini bianchi, eterosessuali, protestanti, anglo-sassoni. Questa nostalgia ha avuto un ruolo centrale nell’ingrossare le fila del movimento MAGA negli ultimi anni.

Fonte: Getty Images

Designare una lingua ufficiale per gli Stati Uniti però non cancella la realtà dei fatti, e cioè che sono stati caratterizzati dal plurilinguismo sin dalla loro nascita. Il monolinguismo, insomma, è un mito che esiste solo nella testa di chi non ne sa nulla. O di chi è mosso da ragioni ideologiche.

A confermarcelo sono i dati del Censo, che risalgono al 2019. Sappiamo, per esempio, che negli Stati Uniti si parlano circa 300 lingue oltre all’inglese. Che circa 68 milioni di persone parlano a casa una lingua che non è l’inglese: si tratta di ben 1/5 delle famiglie americane. La seconda lingua dopo l’inglese è lo spagnolo. A seguire vengono cinese, tagalog, vietnamita e arabo. Sappiamo che nelle 300 lingue sono incluse anche 160 lingue native, di cui la più diffusa è il navajo (chiamato anche diné), parlato da 170mila persone. Sappiamo che i quasi 400mila parlanti nativi si concentrano in Alaska, Arizona e New Mexico: tutti luoghi caratterizzati da una grandissima diversità linguistica e culturale.

Questo è anche il motivo per cui chiamo la lingua con cui lavoro “inglese americano” e non solo “inglese” o solo “americano”. Come sa bene chi ha frequentato il mio corso sulla lingua americana The Grid, ci sono molte lingue americane e la lingua di cui io mi occupo è quella inglese (a proposito, iscriviti alla lista d’attesa qui se vuoi acquistare il videocorso in sconto, uscirà tra poche settimane).

Poesie in cinese intagliate nelle celle di detenzione degli immigrati a Angel Island (San Francisco, 2017)

Questa è la realtà dei fatti. E nessun ordine esecutivo può cancellare i fatti.

Allo stesso tempo, la storia ci insegna che è anche sul campo di battaglia delle lingue che si giocano le guerre di dominio. Lo sanno bene gli irlandesi, che in questi anni stanno faticosamente revitalizzando il gaelico dopo che ne era stato proibito l’uso dall’occupante inglese. Ma lo sanno anche i nativi. Alle isole Hawaii prima dell’annessione agli Stati Uniti l’unica lingua parlata era l’olelo hawai’i, della famiglia polinesiana. Come sempre succede nei periodi di occupazione, la lingua è stata sistematicamente soppressa e resa illegale fino al 1978, quando è tornata lingua ufficiale dello Stato.

Cosa significa, dunque, l’ordine esecutivo firmato da Trump?

Al momento, nella pratica, non molto. Il testo recita che le agenzie governative e le organizzazioni che ricevono finanziamenti federali possono scegliere se produrre documenti in una o più lingue: nessuna è quindi obbligata a usare solo l’inglese, specialmente se questo impedisce loro di perseguire i loro scopi. E meno male: ci sarebbero agenzie che smetterebbero di lavorare se improvvisamente dovessero usare l’inglese anziché lo spagnolo, per esempio, perché la maggior parte della loro utenza non parla l’inglese come prima lingua.

Una chiesa nel Mission District a San Francisco (2016)

Allo stesso tempo, questo è un passo simbolico ma reale in una direzione molto chiara.

Direzione che non è quella di favorire l’integrazione incoraggiando i cittadini a imparare l’inglese, altrimenti stanzierebbero fondi per le spesso sgangherate scuole serali che insegnano l’inglese come seconda lingua agli adulti. Ma è quella di valorizzare un modo di parlare rispetto a un altro, il che significa anche sostenere un modo di essere americani a discapito di un altro e, in fondo, una certa idea di America a discapito di un’altra.

2 Comments

  • Michele San Pietro
    Posted 17 May 2025 12:34

    Non sono assolutamente d’accordo con voi, è giusto che l’inglese sia la lingua ufficiale degli Stati Uniti, perché è di gran lunga la lingua più usata ed è la lingua dell’amministrazione e dei mezzi d’informazione. Ovviamente a tavola uno può parlare nella lingua che vuole.

    • ElenaRefraschini
      Posted 25 May 2025 18:29

      Buongiorno Michele, possiamo sicuramente affermare che l’inglese sia la lingua più usata nelle comunicazioni ufficiali e nei mezzi d’informazione, ma non è assolutamente l’unica. E’ il volerla dipingere come unica lingua ufficiale che, secondo me, è problematico. Detto questo, al momento non sembra essere cambiato granché, come ci aspettavamo. Grazie di essere passato di qui!

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