In viaggio nell’indomito spirito americano, mentre restiamo a casa

Oggi voglio accompagnarti per mano in un viaggio nell’indomito spirito americano, mentre restiamo a casa. Qualche minuto di evasione per riempire il nostro “dentro” (il salotto, il bagno, la camera da letto, dovunque tu mi stia leggendo in questo momento) con tanto “fuori”.

La realtà, come immaginerai, è atroce: mentre ti sto scrivendo, la conta è arrivata a oltre 5mila morti e più di 210mila contagiati da Coronavirus negli Stati Uniti. Sono numeri che mi causano grande angoscia, non solo per i miei cari che so di poter perdere mentre mi trovo a 12 ore di aereo da loro, ma anche perché è chiaro che dall’altra parte dell’oceano si è purtroppo solo all’inizio.

E allora ho pensato che, pur non potendo muoverci, posso sempre fare quello che mi viene meglio: portarti in viaggio con me nella lingua e nella cultura americane. 

Mettitti comodo: voglio raccontarti una storia che ci porta a viaggiare nel tempo e nello spazio. Lo spazio è tutto il territorio statunitense. Il tempo, gli anni Trenta.

FDR e il New Deal: la collettività sconfigge la crisi

Vedi, in questi giorni di crisi senza precedenti mi trovo spesso a pensare all’epoca della Grande Depressione (Great Depression) negli Stati Uniti. Il parallelismo mi è saltato all’occhio ancora più forte quando qualche giorno fa Trump ha annunciato un piano di soccorso economico (stimulus plan) da 2000 miliardi che comprende assegni di sostegno al reddito, paracaduti finanziari per piccole e grandi aziende e fondi per l’assistenza sanitaria. Per non parlare di quando, poche ore fa, il presidente ha dichiarato via Twitter che potrebbe esserci una quarta fase di aiuti, che si concretizzerebbe in un piano di rinnovamento delle infrastrutture per dare lavoro a migliaia di disoccupati.

Tutto questo suona familiare, in un contesto che invece viviamo come spaventosamente nuovo.

Quando il democratico Franklin D. Roosevelt – che gli americani chiamano più volentieri “FDR” – salì alla carica di presidente nel 1933, gli Stati Uniti stavano vivendo il periodo peggiore della Grande Depressione. Oltre 15 milioni di persone avevano perso il lavoro (were unemployed).

Nei primi tre mesi del suo mandato, FDR varò una serie di enormi e coraggiose riforme volte a rimettere in piedi il Paese: collettivamente, queste riforme sono passate alla storia con il nome di New Deal, il “nuovo patto”. Fu grazie all’agenzia chiamata Work Projects Administration o WPA, parte del New Deal, che circa 8 milioni di americani tornarono al lavoro. Impiegata nei lavori pubblici, questa massiccia manodopera diede un volto nuovo al Paese: costruì ponti, strade, dighe, fognature, scuole, municipi e tribunali. Molti di noi hanno viaggiato su strade pianificate per la prima volta (o purtroppo asfaltate per l’ultima volta) dai beneficiari del New Deal.

Siti dei lavori del New Deal, da livingnewdeal.com

Un paio d’anni più tardi, Roosevelt inaugurò un nuovo ramo del programma, pomposamente chiamato Federal Project Number 1. Questo prevedeva che, così come milioni di operai erano stati rimessi al lavoro, anche gli “operai dell’intelletto” dovessero portare a casa uno stipendio mensile per rilanciare i consumi. Ecco allora che 40mila tra artisti, musicisti, ballerini, attori e scrittori vennero mandati in giro per l’America a praticare la loro arte e, in fondo, raccontare una nazione. I murali sono la parte oggi più visibile di quel programma: quando vedete in giro per gli Stati Uniti murali in stile anni Trenta (per intenderci, quelli che ricordano i lavori di Diego Rivera) è molto probabile che siano stati realizzati dagli artisti della WPA.

Ho incontrato i loro lavori per la prima volta a San Francisco nel 2004: la mia nonna americana, grande appassionata dell’arte del New Deal, mi portò a vedere i murali e i mosaici del Beach Chalet, un ristorante d’alta classe non troppo distante dall’oceano. Allora avevo 16 anni e di murali non poteva fregarmene di meno, ma ricordo di essere rimasta affascinata dalle scene che immortalavano la classe operaia della città mentre si concedeva qualche momento di relax in spiaggia.

 

San Francisco, Los Angeles, New York: sono tantissime le città che hanno cambiato volto grazie alla WPA. Ma gli artisti e gli operai arrivarono letteralmente in ogni angolo d’America portando con sé gli strumenti del proprio lavoro, come documenta la bellissima mappa del Living New Deal (preparati a perdere qualche ora su questo sito, se sei fan di arte e architettura del periodo come la sottoscritta).

Questo pensiero mi dona grande conforto: perché mi ricorda che anche dalle peggiori tragedie può nascere bellezza.

La WPA e i Parchi Nazionali

Buona parte degli artisti della WPA lavorò su migliaia di poster. Dagli annunci sull’igiene da mantenere in casa a quelli che incitano al patriottismo, in quegli anni i poster della WPA erano ovunque. Il progetto più romantico, però, è quello portato avanti in collaborazione con il National Parks Service, fondato solo qualche anno prima nel 1916. I poster della WPA in questo caso volevano incitare la popolazione a viaggiare ed esplorare l’incredibile patrimonio naturale americano. Le torreggianti sequoie, i profondi canyon, i geyser e i bisonti dovevano raccontare all’americano medio del suolo resiliente e caparbio su cui era stata fondata la sua grande nazione.

wpa parchi nazionali poster

Così, mentre gli operai erano al lavoro per bonificare, creare sentieri, costruire percorsi educativi in quei parchi, i pittori della WPA ne immortalavano le meraviglie in manifesti che avrebbero influenzato ancora oggi i materiali promozionali dei parchi americani. I poster originali, o almeno i pochi esemplari che sono arrivati fino a noi, sono visibili presso la Biblioteca del Congresso. Centinaia di altri manifesti sono in mano privata, o sono stati perduti così come circa un terzo dell’arte prodotta dalla WPA.

A questo proposito: so che non è il momento adatto per effettuare ordini per beni non necessari, ma voglio consigliarti con tutto il cuore questo meraviglioso libro (anche in versione digitale!) uscito nel 2016, in occasione del centenario dalla fondazione del National Parks Service. Per festeggiare la ricorrenza, sono stati chiamati a raccolta centinaia di artisti e illustratori in tutto il mondo perché re-immaginassero i poster della WPA secondo canoni più moderni. Ne è uscito un ritratto multiforme e di grande ispirazione, che non poteva che intitolarsi come una poetica esortazione: See America.

Molti dei parchi nazionali che hanno beneficiato del programma della WPA, sia in termini di poster pubblicitari che di lavori pubblici, sono oggi visitabili gratuitamente da casa grazie a Google Earth: muovendosi tramite click si possono esplorare per esempio il Grand Canyon, l’Acadia, il Bryce Canyon, il Glacier, il Grand Teton… insomma, non so tu ma io ci ho passato qualche ora in questi giorni. Altre meraviglie naturali come i vulcani delle Hawaii, invece, si possono esplorare grazie ai tour virtuali di Google Arts and Culture. Buon viaggio!

Gli scrittori e le guide della WPA

Last but not least, devo dedicare un capitolo agli scrittori impiegati dalla WPA. Sì perché se gli illustratori avevano lavorato per agevolare la comunicazione governativa su temi come la salute, la sicurezza sul lavoro, l’istruzione e l’importanza dello sport per i bambini, agli scrittori era stato dato un compito non meno importante: raccontare l’America.

Grazie agli sforzi della WPA nacquero guide deliziose, dei veri e propri viatici dedicati a 48 Stati americani, diverse città e aree naturali. Fu proprio accompagnato da queste guide che John Steinbeck intraprese i suoi celebri Viaggi con Charley: Alla ricerca dell’America. Guardate quanto sono belle le copertine!

Anche diverse guide WPA agli Stati e città sono disponibili in digitale, se avete voglia di tuffarvi nell’America anni Trenta (io ho quella su San Francisco, ovviamente, un bel volumone che mi è stato di grande aiuto mentre scrivevo la mia guida alla città).

Ecco i link ad Amazon per le guide di ogni Stato (in ebook, ché costano circa 4 euro e potete leggerle già ora): Alabama, Alaska, Arizona, Arkansas, California, Colorado, Connecticut, Delaware, Florida, Georgia, Idaho, Illinois, Indiana, Iowa, Kansas, Kentucky (gratis), Louisiana, Maine, Maryland, Massachusetts, Michigan, Minnesota (gratis), Mississippi, Missouri, Montana, Nebraska, Nevada, New Hampshire, New Jersey, New Mexico, New York, North Carolina, North Dakota, Ohio, Oklahoma, Oregon, Pennsylvania, Rhode Island, South Carolina, South Dakota (gratis), Tennessee (gratis), Texas, Utah, Vermont, Virginia, Washington, West Virginia, Wisconsin, Wyoming.

Considera di acquistare un libro tramite i link qui sopra: a te non cambia nulla, ma a me arriva una piccola commissione: è un modo come un altro per sostenere la mia attività, se questi spunti di viaggio virtuale negli Stati Uniti ti sono piaciuti.  🙂

Nei prossimi giorni vorrei condividere con te qualche altra risorsa per esplorare le parole americane in questo periodo di stasi. Intanto se vorrai, come sempre, ci sentiamo per il quotidiano appuntamento su Instagram di #1minutoamericano 🙂

A presto e stay safe,

Elena

 

 

4 Comments

  • Francesca
    Posted 2 April 2020 16:27

    ❤️

    • ElenaRefraschini
      Posted 6 April 2020 13:47

      🧡🧡🧡 to you!

  • Raffaella
    Posted 3 April 2020 14:20

    Grazie Elena
    Veramente interessante
    Ho comprato quello dello stato di NY perché ho amici che vivono nell’upper state e lo abbiamo visitato o messo anche quello di wa
    Perché è un nostro sogno visitarlo
    Un abbraccio
    Raffaella

    • ElenaRefraschini
      Posted 6 April 2020 13:49

      Ciao Raffaella,
      Grazie, sono felice che l’articolo ti sia piaciuto e che anche tu sia rimasta affascinata dalle WPA guides. In questi giorni le sfoglio spesso, sognando i prossimi viaggi…
      Grazie, come sempre, per il tuo supporto 🧡
      Un abbraccio,
      Elena

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.