Un viaggio culturale e tante curiosità attorno a The Grinch

Ogni anno, prima che arrivi il Natale, ci dedichiamo a un film natalizio e ne analizziamo l’impatto sulla cultura americana e il doppiaggio in italiano (senza pregiudizi stantii). Se vuoi vedere le puntate precedenti, per tua comodità le elenco qui:

Una poltrona per due / Trading Places

Mamma ho perso l’aereo / Home Alone

Elf: un elfo di nome Buddy

The Holiday / L’amore non va in vacanza

Puoi aprire ogni articolo in una nuova finestra, e tornarci quando avrai finito questo.

C’è molto materiale da esplorare anche oggi. Ti immagino mentre mi leggi bevendo una cioccolata calda, anche se probabilmente succederà invece in tarda serata, dopo aver corso tutto il giorno alla ricerca degli ultimi regali. I feel you! In ogni caso, spero per te sia un momento per rilassarti e scoprire qualcosa di nuovo che ti farà fare bella figura al pranzo di Natale.

Cominciamo!

Un viaggio culturale e tante curiosità attorno a The Grinch

1. Come nasce il Grinch

Come ogni storia, meglio partire dall’inizio: come nasce il Grinch?

How the Grinch Stole Christmas! (1957) è uno tra i libri per l’infanzia più amati in tutto il mondo, frutto della penna raffinata e giocosa di Theodor Seuss Geisel, meglio conosciuto come Dr. Seuss.

Autore di circa 70 libri per bambini che hanno venduto collettivamente 700 milioni di copie in tutto il mondo, è una colonna portante della letteratura per l’infanzia statunitense. Tra i suoi titoli, oltre al Grinch ci sono anche The Cat in the Hat (“Il gatto col cappello”), Green Eggs and Ham (“Prosciutto e uova verdi”), Horton Hatches the Egg (che dà vita al personaggio di Ortone) e The Lorax.

Il libro diede origine poi a uno speciale per la TV nel 1966, per sbarcare al cinema nel 2000 con l’indimenticabile interpretazione di Jim Carrey e di nuovo con un omonimo film d’animazione nel 2018. Qui ci occupiamo soprattutto del libro e del film con Jim Carrey.

Alla fine di questo articolo trovi un’agile lista di letture consigliate e link per arrivarci.

How the Grinch Stole Christmas!" and Dr. Seuss's affinity with the green grouch

Il libro è iconico per diversi motivi, a partire dalle illustrazioni nere e rosse che vedi qui. Dr. Seuss era poi un grandissimo cultore della lingua inglese che piegava a suo piacimento inventando parole nuove e rime sorprendenti. I libri si leggono come filastrocche e hanno lasciato un’impronta molto visibile sulla cultura e lingua americana: il Grinch, oggi, è sinonimo del Natale al pari di altri personaggi canonici come Babbo Natale o Ebenezer Scrooge di Dickens.

2. Perché si chiama così? Un piccolo viaggio nei nomi di The Grinch

The Grinch

Partiamo dal nome del protagonista. Sappiamo che il Grinch è una creatura dalla perenne smorfia e dal corpo coperto di peluria verde. La sua caratteristica principale è quella di essere un misantropo che odia il Natale e vive in una caverna vicino al villaggio di Whoville, dove il Natale è la festa più amata. Anche se potremmo non accorgercene, queste caratteristiche ci vengono suggerite sin dal nome.

Certo “grinch” è una parola inventata, ma guarda che suoni combina.

Abbiamo prima quel GR- che ci rimanda a un’azione violenta fatta con pressione e l’intento di distruggere. Ecco perché abbiamo parole come “to grind” (polverizzare, macinare ma anche digrignare i denti), “to grieve”, (essere in lutto), “to growl” (ringhiare): non certo un suono che ispira leggerezza e rilassatezza. Abbiamo poi quel finale -INCH, che ci riporta a parole come “to pinch” (pizzicare), “to clinch” (strizzare).

Anche senza sapere nulla del Grinch, il suo nome evoca sensazioni legate all’amarezza e alla frustrazione.

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E a proposito di suoni…

Dr. Seuss era davvero un maestro nel costruire frasi piene di musicalità. Per esempio, quando verso la fine del libro il Grinch si accorge che a Whoville si celebra il Natale nonostante lui abbia rubato tutti i regali, ci dice: He snarled with a sneer. Anche qui non ci sono suoni casuali: quel sn- è in effetti comune a tante parole che hanno a che fare col naso. A partire da snarl, ovvero il ringhio, e sneer, sogghigno, ma anche a sneeze (starnutire), snore (russare), snout (muso) e snot (il muco).

Questa battuta nella bellissima traduzione a cura di Fiamma Izzo e Ilva Tron (Oscar Mondadori, 2000) è resa con “Disse con un ringhio che assomigliava a un raglio” che poi è fatta rimare con “agrifoglio”. Nel film, diventa solo “Gli uscì come un ululato”.

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Mi sembra utile farti sapere che Il Grinch è un personaggio che è entrato così tanto nella coscienza collettiva da creare un sostantivo comune, sia in inglese che in italiano. Potrò infatti dire My brother’s such a grinch, senza fare riferimento al nome proprio della creatura ma solo per comunicare che mio fratello è un po’ asociale e non ama i festeggiamenti di Natale.

L’inglese poi si spinge oltre rispetto all’italiano: qualcosa può anche essere “grinchy” (come “grincioso”) o un’azione può essere fatta “grinchily” (grinciosamente). Leggo su una ricetta per un pudding: Since everyone is so grinchily anti-fruitcake – and Christmas pudding is essentially dark fruitcake – how about a nice moist, sticky toffee pud?

Cindy Lou

Quest’anno ho tenuto un corso sui nomi delle persone e degli oggetti americani (solo fino al 25 dicembre è in sconto del 22% usando il codice “THEGRINCH”!) e se c’è una cosa che gli studenti si sono portati a casa, è che i nomi americani rivelano sempre qualcosa in più a chi sa come guardarli.

Dopo aver analizzato il Grinch, voglio proporti altri tre nomi che fanno parte dell’universo grincioso (dai, passami il termine anche in italiano!): la prima è Cindy Lou Who, la bambina che incontra il Grinch nel libro mentre, travestito da Babbo Natale, le sta rubando l’albero.

Peraltro nessuno mi aveva avvisata del fatto che la bimba fosse Taylor Momsen delle Pretty Reckless, ma soprassediamo.

Se il nome del Grinch trasmette emozioni che hanno a che fare con l’amarezza, Cindy Lou Who rappresenta il suo diretto opposto: si tratta di un nome dolce, quasi zuccheroso, perfettamente aderente a quella normalità degli Who che viene spezzata dall’arrivo del Grinch. Cindy, peraltro, è uno dei nomi più comuni dati alle bambine negli anni Cinquanta, quando il libro è stato scritto (Cynthia, di cui è in origine il diminutivo, appare all’undicesimo posto). Non è affatto un nome scelto a casaccio.

Betty Lou Who | Grinch stole christmas, Grinch, Christmas celebrations

Betty Lou Who, la madre di Cindy

Un’altra curiosità legata ai nomi riguarda la madre di Cindy, cioè Betty Lou Who, che incontriamo nel film del 2000. Anche Betty non è un nome casuale: se torniamo indietro agli anni Trenta, quando presumibilmente è nata, notiamo che Betty è subito dietro a Mary come nome più popolare dato alle bambine negli Stati Uniti. Di nuovo: la celebrazione della normalità.

Nel film, Betty rappresenta quelle persone per cui il Natale non è solo una festività da celebrare con i propri cari, ma è anche l’occasione per vantarsi delle proprie luminarie natalizie e far sfigurare la vicina di casa, con la quale è sempre in competizione.

Martha Whovier, la vicina di casa

La vicina di casa, introdotta sempre nel film, si chiama Martha May Whovier: scelta geniale della versione originale, perché mescola “Who” con Bouvier, cognome altisonante dalle origini francesi reso celebre da Jacqueline Bouvier Kennedy.

Mentre guardavo il film mi sono detta: scommetto che troveranno il modo di rendere sullo schermo l’altezzosità di questo personaggio attraverso la sua voce. E tac, ci avevo visto giusto: è l’unica che parla con qualche sfumatura dell’elegante Transatlantic accent.

So che te lo starai chiedendo: sì, tutto questo nella versione italiana del film si perde, perché il cognome diventa “Chivièr”, che certo suona un po’ strano ma non ha alcun rimando particolare.

Vedi?

Quanto si può scoprire, solo guardando i nomi!

E gli studenti di The Grid – Naming America se lo sono sentiti ripetere fino alla nausea.

3. Whoville e i suoi abitanti

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Whoville, home of the Whos è il villaggio nel fiocco di neve dove si svolge la vicenda del Grinch. L’intento dietro al gioco di parole basato sul pronome relativo who (chi) è naturalmente quello di collocare le vicende ovunque e da nessuna parte allo stesso tempo. Il gioco si mantiene anche in italiano: “dove vivono i Nonsochi, della città di Chinonso”, che rispecchia benissimo il tono cantilenante e giocoso dell’originale.

Sia il libro che il film sono pieni di giochi di parole basati su “who”: per esempio si dice che [The Whos] loved Christmas the most, without a single who-doubt: in italiano nel film viene reso solo come “senza dubbio”. Altre volte però il gioco funziona persino meglio in italiano: nel film il sindaco Mayor May Who, per esempio, diventa “Signor Sindachì”.

Vale la pena qui menzionare, prima di concludere, che Whoville ricalca il modo in cui hanno trovato nome molte città americane: giustapponendo -ville, -burg o -ton al nome della persona a cui era dedicata abbiamo per esempio Nashville, Pittsburgh e Charleston. Anche ai nomi dei luoghi americani è dedicata una lezione appassionante in The Grid.

4. Il Grinch rappresenta “il diverso” nella società americana

E questo lo si nota da diversi dettagli. Per esempio, è celebre il fatto che abbia il cuore di due taglie più piccolo; condivide il muso particolare con gli Who, ma lui è tutto verde. Nella famosa canzone che viene introdotta al pubblico americano nello speciale televisivo del 1966, You’re a Mean One, Mr. Grinch, si dice che “ha l’aglio nell’anima”. Nel film del 2000 poi scopriamo che la sua pelle è unta e lui puzza.

Non è difficile leggere tutte queste caratteristiche come semplice trasposizione in un ambiente immaginario dei pregiudizi, questi invece molto reali, che si abbattevano sugli immigrati in arrivo negli Stati Uniti e sulle minoranze.

Da lì è facile allargare lo sguardo e cogliere la metafora. Il Grinch arriva a Whoville, un luogo dove gli abitanti sono descritti come “simpatici e cordiali” (proprio come quasi tutti gli statunitensi che tu abbia mai conosciuto, vero?). Vi arriva di soppiatto con l’intento di rovinare la festività più americana che c’è, ovvero il Natale: che non è dipinto qui come tradizione religiosa, ma come una serie di riti laici molto sentiti (le calze appese al camino, l’albero, i doni, il pranzo di Natale…).

Il Grinch, insomma, rappresenta una minaccia per la società americana.

E come si neutralizza la minaccia? Non celebrandone la diversità, naturalmente, ma attraverso la piena assimilazione: alla fine del libro il cuore del Grinch è cresciuto e dunque, resosi conto del suo sbaglio, può celebrare con il resto degli abitanti di Whoville.

Nel film, questo suo status di reietto si evince anche dalla scelta dell’accento: Jim Carrey parla infatti scimmiottando un vago accento scozzese che si dice sia ispirato alla parlata di Sean Connery. C’è anche un deliziosissimo “schedule” pronunciato alla britannica che mi ha fatta saltare sulla sedia.

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