Mamma ho perso l’aereo in inglese: 6 curiosità culturali e linguistiche che non senti nel doppiaggio italiano

Ci sono pochi film natalizi così iconici quanto Mamma, ho perso l’aereo (Home Alone).
Quando uscì nel 1991 fu un successo mondiale e ancora oggi viene trasmesso ogni anno sia in Italia che negli Stati Uniti durante le feste (e se sei in Lombardia, il film torna nelle sale dal 4 al 10 dicembre per festeggiare i suoi 35 anni!).

Ma se lo hai sempre guardato doppiato, potresti non aver colto qualcosa. Ci sono infatti elementi culturali, linguistici e perfino comici che funzionano solo nella versione originale.

In questo articolo scoprirai 6 curiosità che noterai solo guardando Home Alone in inglese (perfette se ami imparare l’inglese attraverso film e serie).

Mamma ho perso l’aereo in inglese: 6 curiosità culturali e linguistiche che non senti nel doppiaggio italiano

1. Gli accenti raccontano i personaggi

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Se dovessi riguardare Home Alone in italiano, probabilmente non troveresti accenti particolari. Nella versione originale invece gli accenti sono fondamentali per caratterizzare i personaggi.

L’esempio più evidente è Joe Pesci, che interpreta il ladro Harry. L’attore usa un forte accento italo-americano, tipico del New Jersey e molto familiare agli americani grazie a film come Goodfellas (Quei bravi ragazzi in italiano).

Per chi è in grado di cogliere i segnali, quell’accento comunica immediatamente provenienza sociale, storia familiare e classe economica. In questo modo, il contrasto tra Harry (poliziotto finto, cresciuto presumibilmente in un contesto “working class”) e la ricca famiglia McCallister diventa evidente… anche senza doverlo esplicitare in un dialogo.

Nel doppiaggio italiano questo livello di significato svanisce, semplicemente perché non esiste un equivalente naturale. Dopotutto, sappiamo che nel doppiaggio qualcosa si perde sempre.

Ma come riconoscere questo accento? L’accento italo-americano è molto simile a quello di New York, fatto che non ci deve stupire se consideriamo l’impatto che gli immigrati italiani hanno avuto sulla città. Senza addentrarci in troppi tecnicismi, questo accento spesso non pronuncia le /r/ dopo le vocali e ha un suono /ɔ/ molto distintivo. Ascolta per esempio le parole “I don’t live here” al minuto 1:15 di questo video, o “Are you mister McCallister?” al 1:33 o la parola “precautions” al punto 1:52 (che ha appunto il suono /ɔ/: prec /ɔ/ tions).

Se ti interessa in particolare questo accento, ti consiglio la visione di questo video: avverti la differenza tra l’accento inglese americano standard e l’accento di New York?

2. “Jerk” non significa solo “idiota”

Mamma ho perso l’aereo è un film per bambini, nonostante questo utilizza a volte un linguaggio colorito. Negli anni Novanta in effetti si preferiva mescolare i registri linguistici di ragazzi e adulti, senza volontà di “censurare” espressioni che avrebbero dato naturalezza alla scena.

La parola jerk è usata più volte nel film. Letteralmente potremmo tradurlo con “idiota”, ma in inglese a volte ha una sfumatura più colloquiale, meno aggressiva e più ironica.

Esempio celebre quello della scena qui sotto: quando Buzz e Kevin litigano per via della pizza al formaggio, Kevin si arrabbia e causa una reazione a catena che porta a inzuppare i passaporti col latte. Allora lo zio Frank guarda Kevin e gli dice, in italiano: “Guarda cos’hai combinato, piccolo delinquente!”. In inglese, diceva appunto “Look what you did, you little jerk!”. “Piccolo idiota” sarebbe stato troppo duro verso un bambino di sette anni, anche per uno zio cattivo come Frank.

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Qualche minuto dopo, Kevin viene spedito a dormire in soffitta per punizione. Allora, nel congedarsi dalla madre, le dice “Spero di non vedere più nessuno di voi!”. Nella versione originale diceva invece “I hope I don’t see any of you jerks ever again!”.

Come vedi, qui si è scelto di eliminare del tutto l’insulto: nessun bambino, in italiano, avrebbe potuto rivolgersi alla sua famiglia chiamandola “branco di idioti” o cose del genere.

La traduzione degli insulti è una questione delicata e più culturale che linguistica: Mamma ho perso l’aereo lo fa benissimo (e un blog tenuto da un esperto di doppiaggio è concorde: se ti interessa questo argomento, lo trovi qui).

3. “We slept in!” non significa solo “Non ci siamo svegliati!”

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Quando la famiglia si rende conto di essere in ritardo, nella versione originale esclama:

We slept in!

Questo phrasal verb significa “abbiamo dormito più del solito” o “ci siamo svegliati tardi (per sbaglio o volontariamente)”.

È una frase estremamente comune e molto utile da inserire nel tuo repertorio di espressioni pronte all’uso in inglese:

  • Sorry I’m late — I slept in.

  • On weekends I usually sleep in and have brunch.

Molto più naturale del classico “I didn’t hear my alarm.”

4. Il gazebo nel parco: un simbolo americano

Alcune scene del film girate a Winnetka, in Illinois ci mostrano il quartiere di Kevin. In una di queste, il bambino scappa scivolando su una pista da pattinaggio e si intravede qui un gazebo.

La presenza del gazebo cittadino non è casuale: è un elemento tipico di moltissime cittadine americane ed è spesso presente nella cultura pop, in serie come Gilmore Girls o The Good Place.  È un luogo dove si suona e si canta ed evoca immediatamente un senso di vicinanza e di comunità a cui il bambino, in quei giorni, si sta sottraendo.

Nel film è parte della cornice culturale americana… anche se nel 2015 purtroppo è stato demolito.

Home Alone significato e riferimenti culturali in inglese

5. Perché Kevin sceglie un vero albero di Natale?

Se come me hai avuto un’infanzia tutta italiana, forse questa scena ti ha confuso: perché Kevin esce con sega e scala a pioli per procurarsi l’albero di Natale, anziché comprarlo?

Perché negli Stati Uniti l’albero vero è la norma: esistono persino Christmas Tree Farms dove si sceglie e taglia personalmente l’abete perfetto da portare a casa.

Home Alone significato e riferimenti culturali in inglese

Se hai visto Friends, ricorderai Joey che lavora in una di queste farm e ha la malaugurata idea di invitare Phoebe, che inorridisce alla vista di un vecchio abete mandato “in pensione”:

 

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6. La polka e la storia degli immigrati nel Midwest

RIcordo che quelle scene mi lasciavano confusa: pensavo “Perché mai dovrebbe esserci una band di polka che gira per il Midwest, con un solista convinto di venire riconosciuto negli aeroporti? La polka non è quel genere che ballano i nonnetti in balera?”

Il personaggio di Gus Polinski, conosciuto come il “Polka King of the Midwest” può sembrare bizzarro in effetti nella versione doppiata.
Ma in realtà rappresenta una tradizione reale.

Il Midwest è una regione segnata da una forte immigrazione est-europea: polacchi, sloveni, cechi sono immigrati a migliaia in queste zone. La polka, per i discendenti di questi immigrati non è soltanto un genere musicale ma un modo per celebrare la propria identità e tenere viva la memoria dei loro antenati (anni fa avevo letto questo libro molto bello sul tema).

Ecco che, all’improvviso, una band che suona polka in diverse città del Midwest (“We’re very big in Sheboygan“, dice) non sembra più una cosa così strana.

Tra l’altro, questo è anche il motivo per cui tante persone, reali o fittizie, che abitano a Chicago e dintorni hanno cognomi dalle evidenti origini polacche (pensa per esempio alle gemelle Wachowski, creatrici della trilogia di Matrix, nate proprio a Chicago).

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Vuoi scoprire tante curiosità su altri film natalizi? Le trovi qui:

A presto and Happy Holidays!

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Elena

4 Comments

  • giauz
    Posted 24 December 2020 17:13

    Quello degli alberi di Natale secondo me è anche una questione geografica: in Italia l’abete non è poi così diffuso! Cioè mica lo trovi per strada… E comunque anche gli ambientalisti avrebbero da ridire su una probabile “christmas tree farm” qui da noi…
    Un’altra cosa, invece, da piccolo non capivo mai: quando nel sequel i genitori bussano sul tavolo. Grazie a doppiaggi italioti ho capito che era l’usanza/modo di dire del “knockin’ on wood” come il nostro “toccare ferro”

    • ElenaRefraschini
      Posted 24 December 2020 18:09

      Ciao Pierluigi, grazie del messaggio. Sì, sicuramente lì c’è più disponibilità di alberi di quel tipo adatti per essere addobbati. Resta il fatto che è uno spreco assurdo e soprattutto dopo Capodanno le strade e i cassonetti della spazzatura si riempiono di alberi buttati via. Per fortuna mi sembra che ci sia un po’ più attenzione verso questi temi. Chissà se prima o poi adotteranno l’abitudine di comprarli finti come da noi, così possono durare praticamente per sempre… 🙂
      Non ricordavo la scena che hai citato nel secondo film, ma in effetti è un bel grattacapo: se si vedono loro effettivamente “bussare” sul tavolo, è difficile far finta di nulla e allo stesso tempo sostituirla con la nostra espressione legata al ferro. Diciamo che non invidio i traduttori di audiovisivi, è un lavoraccio! 🙂

  • Evit
    Posted 25 December 2020 15:53

    Grazie per la citazione, articolo molto interessante! Tra i pochi “cose che non sapevi” che davvero raccoglie elementi di cultura estera generalmente non noti. Complimenti! Ho scoperto cose nuove pure io

    • ElenaRefraschini
      Posted 5 April 2021 19:07

      Ciao e scusami per il ritardo con cui ti rispondo ma mi è arrivata ora la notifica del commento. Grazie mille a te per il tuo sito, ricchissimo di contenuti di alta qualità. Ormai ogni volta che guardo un film consulto il tuo sito per vedere se hai parlato del doppiaggio.
      Grazie di essere passato!

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